79a Borsa Scambio Verona
15 Febbraio 2026
Non è vero che non si gioca più perché s’invecchia. È invece vero il contrario: si invecchia quando si smette di giocare. Questo perché il gioco, grande o piccolo che sia, alimenta la fantasia, il sogno, la creatività, promuove l’incontro e stimola da un lato la riflessione, dall’altro la progettualità. Sono queste le considerazioni che affiorano con nitidezza nei giorni delle festività natalizie.

Per trasmettere ai più giovani la nostra passione, proprio in questi giorni dovremo invitare figli e nipoti a fare un giro nella macchina del tempo per esplorare l’epoca in cui esisteva il “gioco lento”, ricordo sepolto nella memoria d’infanzia di molti adulti e che molti ragazzi e bambini neppure immaginano.

Raccontiamo le letterine scritte a Babbo Natale che sarebbe arrivato con la sua slitta trainata dalle renne la notte del 24 dicembre.

Ricordiamo ai più giovani il progetto dettagliato che facevamo con tante crocette sui cataloghi a Capodanno per aggiungere nuovi modelli alle nostre collezioni di Dinky, Corgi, Mercury, Tekno e Solido.

Spieghiamo l’attesa della Befana, quando il 5 gennaio speravamo che la calza vuota appesa al caminetto si sarebbe riempita con dolci e balocchi il giorno dopo.

Che tristezza quando le feste finivano e bisognava tornare a scuola!

Ma non è vero che l’Epifania tutte le feste porta via perché domenica 15 febbraio, in pieno carnevale, tornerà la Borsa Scambio Modelli e Giocattoli d’Epoca alla Fiera di Verona. Si terrà nel grande salone al secondo piano, ingresso A2

Faremo festa tutti insieme, grandi e piccoli, con l’animo lieto che ci avvolgeva quando giocavamo con le macchinine sui corridoi di casa, o con le bambole sulle morbide poltrone del salotto, o ancora sognando di arrivare dall’altra parte del mondo con il trenino elettrico in partenza sul tappeto della camera da letto.

Partecipare alla Borsa-Scambio è l’occasione per riflettere sulla fretta dei nostri tempi che hanno delegato ai telefonini anche il tempo della spensieratezza. Saltando a piè pari quella che doveva essere la stagione dell’infanzia, della quale il gioco era l’espressione, per passare a IPad e IPhone che prevedono risposte preconfezionate, sì o no che sia, dove la fantasia del fanciullo viene sacrificata, quasi abituandolo, fin da piccino, a nevrotiche modalità che gli diventeranno proprie, quando, con quegli stessi strumenti, dovrà destreggiarsi nell’agguerrito mondo del lavoro dell’età adulta. Non è un caso se un celebre personaggio come il filosofo cibernetico Silvio Ceccato, spesso raccomandasse: «Qualunque cosa si faccia come lavoro o come studio, vi si innesti un tanto di gioco».

Perché i giochi, tutti insieme, formeranno un esercito compatto -ma non di quelli minacciosi e cupi che da anni affollano i telegiornali- per traghettare i visitatori in una dimensione diversa, quasi terapeutica, e ritrovare qualche ora di serenità.
Sarà come riscoprire un vecchio film in bianconero, di quelli a lieto fine, seminando gioco e fantasia, e raccogliendo, se non proprio felicità, almeno lietezza. Scriveva Pablo Neruda: «Nella mia casa ho riunito giocattoli grandi e piccoli, senza i quali non potrei vivere. Il bimbo che non gioca non è bambino ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che era dentro di sé e che gli mancherà molto».

Ingresso A2 dalle 10 alle 15 gratuito
N.B. Per gli espositori tavolo lungo 2,10.


